Il PASSATO E' IL PROLOGO ...

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domenica 4 ottobre 2026

Il canto delle parole. Le avventure della voce e della poesia di Gian Mario Villalta (Garzanti)

 Assuefatti alla scrittura, educati alla lettura silenziosa, abbiamo dimenticato che per secoli la poesia è stata canto e la metrica si è identificata con la ritmica. Se fare poesia è dare forma a una voce interiore che attinge alla memoria profonda della lingua e della sensibilità umana, pronunciare a voce alta i versi è un modo per entrare in contatto con il corpo sonoro delle parole: perché non c'è una parola muta nella nostra mente, ma, al contrario, ritmo, intonazione, melodia sono parte integrante dell'espressione verbale e del suo corredo di intenzioni e di emozioni. Ricomponendo una geografia poetica e culturale che in parte conosciamo e in parte ci offre paesaggi inaspettati, il saggio di Villalta ripercorre le avventure della voce che si fa verso – dagli aedi greci sino ai maestri del Novecento (da Celan a Montale, da Sereni a Zanzotto) – e ci invita a coltivare la lettura ad alta voce come esercizio capace di far risuonare la musica del testo e favorirne un ascolto condiviso. «Ritrovare la voce nella poesia», scrive l'autore, «significa leggerla di nuovo nella sua più antica vocazione: formare con le parole il tempo segreto di un incontro dentro i linguaggi che abitiamo, per celebrarli nella luce del canto e metterli alla prova dell'esistenza».




Similitudini Festival, poesia protagonista

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L'Odissea, l'infanzia molisana, la poesia e la pittura: talenti e passioni di Nicola Gardini

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sabato 3 ottobre 2026

“MOENIA” DI PIETRO ROMANO: LA PIETRA E LA CARNE (di Paolo Pedrazzi) su IL DETONATORE

La silloge Moenia di Pietro Romano (Ilglomerulodisale, 2026) si offre come un organismo poetico compatto, attraversato da una tensione costante fra esperienza individuale e condizione collettiva, fra spazio fisico e spazio mentale. Il titolo, che richiama le mura della città antica, orienta l’intero impianto verso una riflessione sull’esperienza dell’isolamento, laddove le mura si fanno principio ordinatore della coscienza, soglia in cui il vissuto prende forma proprio attraverso la separazione







Giuseppe Bonaviri, lingua scientifico-siderea per un narratore in versi | il manifesto

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Milano