LAURA GARAVAGLIA
Il PASSATO E' IL PROLOGO ...
giovedì 16 aprile 2026
mercoledì 15 aprile 2026
Poesie di Tadeusz Rozewicz (Elliot)
“La poesia non sempre prende la forma di un verso dopo cinquant’anni di scrittura la poesia può mostrarsi al poeta nella forma di un albero di un uccello che vola via di luce prende la forma di labbra si annida nel silenzio o vive nel poeta libera da forma e contenuto.”
martedì 14 aprile 2026
Tre poesie di Hannah Sullivan (Crocetti)
Premiato con il T.S. Eliot Prize for Poetry nel 2018, l’esordio di Hannah Sullivan ha segnato l’irrompere sulla scena internazionale di una voce assolutamente originale, capace di combinare e di mettere in dialogo la rappresentazione del nostro tempo, nei suoi aspetti più crudi e paradossali, con le forme della tradizione poetica più alta. Complice una lingua nutrita di percezioni, riflessioni e allusioni letterarie, Sullivan ci racconta una tranche de vie, dall’educazione sentimentale e sessuale di una giovane donna a New York fino all’esperienza della gravidanza e del parto, che coincidono con la perdita del padre. I temi della vita, della morte e della ripetizione appaiono qui rinnovati da un’invenzione poetica inesauribile, che è uno sguardo insieme lucido e straniato su ciò che siamo e sul mondo in cui viviamo. Piangi all’inizio del viaggio, anche prima che inizi l’imbarco, piangi lacrime di mirtilli, più luminose degli occhi delle rondini, più profonde degli stagni nel cortile pulito di tuo padre, se non piangi ora, potresti non piangere più
lunedì 13 aprile 2026
La prima parola di Rita Pacilio (Di Felice Edizioni)
La prima parola non è soltanto una poesia: è un fiume di vita che scorre e rifluisce, un respiro che intreccia memoria, spiritualità, fragilità e forza. La voce di Rita Pacilio ha l’ampiezza di una litania e la delicatezza di una confessione: raccoglie i tempi, i legami familiari, la perdita e la salvezza, e li avvolge in un flusso lirico ininterrotto, dove il verso non cerca la chiusura, ma l’apertura. Il poema nasce dalla luce di una “prima parola” – immagine originaria, quasi biblica – e abbraccia l’intero spettro dell’esistenza: la morte dei genitori, il mistero dell’infanzia, la gioia dell’amore, la precarietà del tempo, l’invocazione di Dio. Tutto respira in successioni ampie, a spirale, dove la memoria personale diventa memoria collettiva. Dalla postfazione di Eliza Macadan
domenica 12 aprile 2026
A mors di Raffaele Lauriola (Il Convivio)
Eros e Thánatos sono forze carnali, spesso richiamate all’unisono da molte immagini, che si incontrano nella lettura di questa silloge. Sono due demoni uniti dalla mancanza, espressa dall’a privativa di “A mors”. La sottrazione non è calcolo necessario, ma un cappio che avvince, un nodo che lega all’abisso, il vincolo di un’oscura somiglianza. In questo universo, fatto di tagliente ariosità, si collocano i testi, le parole abitabili come case, direbbe Thierry Metz, costruite ad arte, secondo le forme di uno spazio e un tempo completamente relativi. La voce di Raffaele Lauriola permette di connetterci con le nostre parti più recondite, più contraddittorie, permette di guardarci senza percepire un ordine, senza limitarci nella finitezza del gesto, nel recinto della razionalità. Ci consente di guardare come se fossimo collocati in un cielo, di cui l’apertura dello sguardo conserva la bellezza, non solo ottica, per poter trasalire sempre. (Paola Di Toro)
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Le parole sono veicoli di senso, ma si può sempre credere ai seguaci della poesia? In questa personale Odissea, la realtà quotidiana dell...
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Alberto Bertoni scrive partendo da minimi eventi personali, con riferimenti concreti alla vita di tutti i giorni, in luoghi precisi; ma pr...



