In Errata Complice il corpo viene prima di ogni interpretazione. Non come tema dichiarato, ma come luogo inevitabile, quello in cui l’esperienza si è depositata e continua a farsi sentire. La poesia non rievoca, non ricostruisce a distanza, semplicemente accade lì dove il segno è rimasto. Per questo il linguaggio è così aderente alla carne, ai suoi dettagli minimi, a ciò che non si può più rimuovere. Il corpo erotico attraversa questi testi senza alcuna idealizzazione. È un corpo esposto, spesso trattenuto, talvolta consegnato troppo a lungo. L’erotismo non è mai abbandono reciproco, ma squilibrio, attesa, dipendenza. Il corpo femminile prende forma dentro lo sguardo e il gesto dell’altro e l’amore diventa facilmente un luogo di perdita di sé. La violenza, qui, non ha bisogno di essere spiegata. È già iscritta nei segni: «gomiti viola», «grumi di sangue», «denti stretti». Immagini semplici, quasi elementari, che portano però un peso preciso. È in questa concretezza che nasce la colpa: non come giudizio morale, ma come interiorizzazione, come abitudine al sacrificio. «Dell’abuso / hai chiesto perdono / confessando peccati mai commessi» dice con lucidità estrema ciò che spesso resta indicibile. (CLICCA QUI)
Il PASSATO E' IL PROLOGO ...
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