Con Sciogliete le rime, Stefano Taccone affina e insieme radicalizza la sua poetica della dissonanza. Il titolo, dal sapore parodico e militaresco, invita a una liberazione — non solo metrica ma mentale — dalle regole della convenzione lirica. Dopo Terrestri d’adozione, Taccone abbandona ogni residuo di linearità e si muove in un territorio linguistico in cui la poesia si fa dispositivo satirico, macchina semantica in continua mutazione. Le sue “rime sciolte” non evocano soltanto una scelta metrica: sono un gesto politico e cognitivo. Sciogliere le rime significa sciogliere le abitudini del linguaggio, disinnescare il senso comune, mettere a nudo la retorica che pervade il discorso pubblico e quello poetico. Taccone costruisce un teatro linguistico dove si incontrano Dante e la pubblicità, la scuola e il virus, la burocrazia e il meme
Continua l'articolo di E. Macadan su Limes Lettere

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