Poeta in dialetto e in lingua, Luigi Bressan sa che ci sono cose che si dicono in dialetto e altre che si dicono in lingua, e questa volta sono cose dette in lingua. Due parti di un dittico ben coniugato e congiunto. Nella prima parte di questi “Scenari” si principia – dantescamente – con “L’Aiuola feroce”: un’ampia e articolata prospettiva di sguardi allarmanti e perturbanti (guerre, infanzie conculcate o spente, disperazioni, distruzioni e dolori, vissuti nella cupa pietà di chi, da poeta e da uomo, ne è profondamente coinvolto). Nella seconda parte, “Dietro le quinte”, un disorientamento domestico, quotidiano, un allarme di passi familiari, di occasioni minime, di incontri consueti, da cui sempre scaturiscono improvvise affinità. In tutt’e due le parti i salti quantici di una voce che non rinuncia alla poesia, alle ragioni e alle pulsioni del dire necessario, alla ricerca del grande verbo dell’essere umani, che ci lega tanto a una comune – così spesso drammatica – maternità quanto – grazie alla poesia – a una mai rinunciata partecipazione, a un mai dismesso bisogno di speranza e di redenzione
Il PASSATO E' IL PROLOGO ...
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