Paglia di grano (RPlibri, 2020) di Alfonso Graziano è un libro che non si accontenta di restare dentro i confini lirici consueti: la sua voce scava, urta, prende di petto la realtà e la trasforma in un grido poetico che somiglia a un diario esistenziale, scritto però con il passo lungo della storia e con il respiro della natura. È un libro nervoso, acceso, dove la tenerezza non è mai separata dalla ferita, e la contemplazione è sempre immediatamente incrinata dall’urto del mondo. I testi respirano la dimensione autobiografica senza paura, come se l’Io poetico fosse costretto a misurarsi di continuo con la perdita, la solitudine, le cicatrici di un’esistenza che non dimentica né i lutti personali né i traumi collettivi. Intervento di E.M. continua qui su Limes Lettere
Il PASSATO E' IL PROLOGO ...
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