Il PASSATO E' IL PROLOGO ...

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mercoledì 26 marzo 2025

Lello Voce e Pasquale Vitagliano sulla poesia di Elena Mearini

A molti giorni da ieri è un raffinatissimo diario del ‘tempo perduto’ che si basa sull’assunto – tutto proustiano – che solo nella memoria sia possibile scovare qualche verità sulle nostre esperienze di vita. Occorrono, cioè, davvero molti giorni a separarci da ciò che pure ci appare appena ‘ieri’ per comprendere il reale e comprenderci in esso: “Lo senti il tempo / non smette i suoi graffi / sulla superficie / delle cose dei giorni / ripete / il punto che punge”. Questo “punto che punge” è poi il nucleo di dolore attorno al quale, magneticamente, si riuniscono tutti gli istanti vissuti, in una gerarchia in cui infine passato e presente si mescolano indissolubilmente.

Ciò che interessa l’autrice, e lo dichiara sin dall’incipit “è il verso ferito delle cose / che perdono / poesia dal taglio”, dove quel “verso” va inteso in tutte le sue accezioni, non solo in quella poetica: il verso come voce, il verso come lato, il verso come ‘destinazione’. Il diario intimo di Mearini sembra disporsi in pagina, scegliere le sue parole, i suoi ritmi, le sue sintassi a partire da un’esplicita dichiarazione di poetica, nascosta tra i versi di una lirica apparentemente tutt’altro che metapoetica: “metti a memoria la nota minore / ripetila quando la voce muore”.

Questa ricerca della ‘nota minore’ non le impedisce, però, di raggiungere momenti di rilevante intensità, tanto intima (“cos’altro si consumerà / oltre a questa notte / quale cane ancora / scambierà la tua ombra / per il suo padrone”) quanto più ampiamente sociale, condivisa, quasi, per una volta almeno, politica: “noi dobbiamo / torcere la linea / sfinire il margine / impegnarci a morire / nella complicanza delle rovine”. La scelta formale è quella di un equilibrio, spesso acrobatico ma sempre cosciente, tra simbolo e allegoria, che dona alle parole una loro particolare forza evocativa: “un nome di pozza / dove la bocca cade / quando l’acqua muore”.

E così se da una parte l’esercizio poetico deve confrontarsi con un dire che “appare tutto / una rivalsa del silenzio”, dall’altra la scommessa ardita e vinta è quella di una poesia che “sbraccia il suo senso / al largo del mondo”, che dichiara il suo trauma, che su di esso costruisce la sua lingua.

Lello Voce, Il Fatto Quotidiano



La poesia di Elena Mearini ha un’armonia scultorea e una sobrietà metafisica. Si sente che la parola poetica esiste e vive di una vita propria, prima di essere scritta e detta. La forma finale, in realtà è “pre-formata” nel flusso dei versi. Talvolta il poeta crea mondi, altre volte, come in questo casto, la poeta scopre pre-esistenze, fa emergere poesia che già era contenuta dentro la lingua.

Pasquale Vitagliano, La Poesia e lo Spirito

 

Elena Mearini

A MOLTI GIORNI DA IERI

Marco Saya Edizioni

Pagg. 74//euro 12

Isbn 979-12-80278-51-7

 

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Presentazione del libro "Verso la poesia"

 

Milano