A molti giorni da ieri è
un raffinatissimo diario del ‘tempo perduto’ che si basa sull’assunto – tutto
proustiano – che solo nella memoria sia possibile scovare qualche verità sulle
nostre esperienze di vita. Occorrono, cioè, davvero molti giorni a separarci da
ciò che pure ci appare appena ‘ieri’ per comprendere il reale e comprenderci in
esso: “Lo senti il tempo / non smette i suoi graffi / sulla superficie / delle
cose dei giorni / ripete / il punto che punge”. Questo “punto che punge” è poi
il nucleo di dolore attorno al quale, magneticamente, si riuniscono tutti gli
istanti vissuti, in una gerarchia in cui infine passato e
presente si mescolano indissolubilmente.
Ciò che interessa
l’autrice, e lo dichiara sin dall’incipit “è il verso ferito delle cose / che
perdono / poesia dal taglio”, dove quel “verso” va inteso in tutte le sue
accezioni, non solo in quella poetica: il verso come voce, il verso come lato,
il verso come ‘destinazione’. Il diario intimo di Mearini
sembra disporsi in pagina, scegliere le sue parole, i suoi ritmi, le sue
sintassi a partire da un’esplicita dichiarazione di poetica, nascosta tra i
versi di una lirica apparentemente tutt’altro che metapoetica: “metti a memoria
la nota minore / ripetila quando la voce muore”.
Questa ricerca della
‘nota minore’ non le impedisce, però, di raggiungere momenti di rilevante intensità,
tanto intima (“cos’altro si consumerà / oltre a questa notte / quale cane
ancora / scambierà la tua ombra / per il suo padrone”) quanto più ampiamente
sociale, condivisa, quasi, per una volta almeno, politica: “noi dobbiamo /
torcere la linea / sfinire il margine / impegnarci a morire / nella complicanza
delle rovine”. La scelta formale è quella di un equilibrio, spesso
acrobatico ma sempre cosciente, tra simbolo e allegoria, che dona alle parole
una loro particolare forza evocativa: “un nome di pozza / dove la bocca cade /
quando l’acqua muore”.
E così se da una parte
l’esercizio poetico deve confrontarsi con un dire che “appare tutto / una
rivalsa del silenzio”, dall’altra la scommessa ardita e vinta è quella di una
poesia che “sbraccia il suo senso / al largo del mondo”, che dichiara il suo trauma,
che su di esso costruisce la sua lingua.
Lello Voce, Il Fatto
Quotidiano
La poesia di Elena
Mearini ha un’armonia scultorea e una sobrietà
metafisica. Si sente che la parola poetica esiste e vive di una vita propria,
prima di essere scritta e detta. La forma finale, in realtà è “pre-formata” nel
flusso dei versi. Talvolta il poeta crea mondi, altre volte, come in questo
casto, la poeta scopre pre-esistenze, fa emergere poesia che già era contenuta
dentro la lingua.
Pasquale Vitagliano, La
Poesia e lo Spirito
Elena Mearini
A MOLTI GIORNI DA IERI
Marco Saya Edizioni
Pagg. 74//euro 12
Isbn 979-12-80278-51-7
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