La stanza si accontenta nel suo intero finché poroso e incauto non vi entro; col corridoio coabita il mio amore se lo sciame di mia moglie ne fa un centro. Sugli scaffali i libri promettono elargizione d’inganni. I ripiani parlano non appena mi distraggo o non appena l’ho fatto da anni. Risplendono, sonnecchiando, le usanze. Se le rispetti le porte non sono che un lungo custodirsi di aperture: l’ombra dei mobili diventa corona. Nell’intimo spiegarsi delle nature Orfeo e Euridice sono la stessa persona
Il PASSATO E' IL PROLOGO ...
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