Il PASSATO E' IL PROLOGO ...

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giovedì 26 febbraio 2026

Ritratto senza somiglianza. Versione ritmica con testo russo accentato a fronte di Georgij V. Ivanov a cura di Carmelo Claudio Pistillo e con la traduzione di Bruno Osimo (La Vita Felice)

 «Chi è Georgij VladimiroviC Ivànov? Salvo essere esperti di poesia russa della prima metà del Novecento, viste le rare opere tradotte, in Italia il nome dice poco. Più che un illustre poeta, Ivànov è un poeta da scoprire e storicamente da rivalutare e sicuramente da annoverare fra i più espressivi dell'Età d'argento della letteratura russa. Da non confondere con il più celebrato VjaCeslav IvànoviC Ivànov, incluso nelle migliori antologie di letteratura russa. Da ciò dovremmo dedurre che il nostro Ivànov sia un poeta minore. Ma non è esattamente così. A proposito di Camillo Sbarbaro, mai considerato poeta di prima grandezza, Giorgio Caproni avanzava un dubbio a posteriori che ci piace riportare: "I veri grandi poeti sono i poeti minori?"». (Dall'introduzione di Carmelo Claudio Pistillo). Contiene il saggio "Da Pùškin agli specchi di Ivànov", di Carmelo Claudio Pistillo





giovedì 19 febbraio 2026

Gli anni di mezzo di Rudyard Kipling a cura di Maurizio Maria Taormina (Oligo)

 Pochi libri raccontano con tanta lucidità e disperazione la fine di un tempo e l’inizio dell’abisso. Queste non sono solo poesie: sono epitaffi, inni spezzati, avvisi ai sopravvissuti.

«Tradotta integralmente "Gli anni di mezzo", la raccolta dove lo scrittore britannico affrontò la Grande guerra in cui perse il figlio diciottenne. Vi si trovano lo strazio, l'orgoglio per l'eroismo del giovane uomo, l'ira verso l'ignavia dei potenti.» - Daniele Piccini, La Lettura


Per la prima volta in italiano una delle raccolte poetiche più dimenticate e più potenti del primo Novecento: le liriche che Rudyard Kipling dedica agli anni della fine: la fine di un impero, di un ordine, di un’illusione. Composte tra l’inizio del Novecento e la fine della Grande Guerra – che gli strappò il figlio – queste poesie sono il diario interiore di un mondo che si frantuma, e di un uomo che tenta di dare senso alla perdita. Un Kipling diversissimo dall’autore del "Libro della giungla", che dietro la voce solenne e ferita del poeta, dipana il crollo della fiducia nella civiltà, la rabbia contro i nemici, il lutto, e il dubbio che nulla sarà più come prima




Casatenovo: ciclo di incontri sulla poesia delle origini con il professor Motta - Casateonline

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“Donne e soffi di poesia”: la presentazione del libro di Pinuccia Mazzola con open mic finale - Città della Spezia

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Il festival "Poetico" che omaggia la poesia d'autore sbarca a Longiano con quattro ospiti d'eccezione

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La poesia conquista la città. La scrittrice romagnola Mariangela Gualtieri in residenza a Pesaro dal 23 al 27 febbraio

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Finale del concorso “Ossi di Seppia”: Libri & Canzonette a Sanremo - La Stampa

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mercoledì 18 febbraio 2026

La linea spezzata di Fabrizio Lombardo (Donzelli)

 Un libro duplice e reversibile, nello sforzo più alto di una voce già distinta e distinguibile come quella di Lombardo. Ma un libro mai doppio, che apre a una visione potente del contemporaneo, attraverso il racconto di un lento e silenzioso crollo della società e della cultura occidentale, della poesia come strumento di descrizione del mondo. E che si muove tra narrazione, fotografia, riflessione, con l'ambizione di restituire la complessità del tempo vissuto. Pur sempre immaginato.

«Fabrizio Lombardo ritrova il sé bambino alla fine dei Settanta e rivive il rapporto con la figura genitoriale alla luce della sua condizione attuale, mentre le vicende sociali e politiche di quella stagione si riverberano ancora sul presente.» - Roberto Galaverni, La Lettura


Un libro spezzato in due, come il suo titolo e la sua partitura, per delineare la separatezza tra i tempi del vivere e del contemporaneo. Questo è La Linea spezzata di Fabrizio Lombardo. E spezzata in due appare anche l'unica poesia possibile oggi, come il suo linguaggio. Da un lato gli anni settanta e ottanta, nel ricordo di un bambino, poi di un ragazzo, cresciuto osservando la lotta operaia e il conflitto di classe, attraverso la ribellione artistica del punk; dall'altro la vita adulta nella genitorialità del nuovo millennio, nell'amore della vita coniugale, e il lavoro di una professione qualificata con il salto, e il rientro, all'interno di una dimensione dell'abitare opposta alla prima: una zona solo borghese, e solo apparentemente borghese. Nel ridisegnare una impossibile memoria intergenerazionale, questo libro – affatto scontato sulla scena contemporanea – rimarca la scissione e l'unione salda tra esperienza individuale e storia collettiva, in un viaggio che corrode e divarica in due l'Italia: l'epoca appena successiva all'utopia del Sessantotto e il senso imprendibile del presente. Una prima parte, come storia primitiva, racconta la vera e propria linea spezzata (nel richiamo al terrorismo di prima linea) ed è a sua volta concepita in capitoli, dove la vicenda privata si fonde con il paesaggio politico e culturale degli anni settanta, fino a confluire in Ionio, sezione stratificata in cui il lutto per la morte del padre, e il legame con la Calabria, si sovrappongono in un movimento temporale fluido. Una seconda vicenda, Strategie di fuga, rallenta l'andatura del racconto catturando ritratti brevi, testi pensati come fotografie in bianco e nero con volti, luoghi, istantanee che lo sguardo coglie passando in auto, accanto a figure celebri di poeti e di scrittori quali frammenti di una geografia emotiva e culturale. Con lo sfondo in movimento e stasi dell'amore. Ed è questo Atlante dei giorni a far emergere un «noi» generazionale, mai dichiarato ma profondamente presente, pagine come un'eco condivisa





domenica 15 febbraio 2026

Sulla materia opaca di Wolfango Testoni (Manni)

 Sulla materia opaca è un’opera di piena maturità dove Wolfango Testoni, partendo spesso da una “realtà feriale, domestica”, riesce a comporre quadri poetici in cui possono apparire, oltre a figure umane, figure di animali, fatti a loro volta personaggi, nell’ampio e imprevedibile campo dell’immaginazione. 

La considerevole varietà aperta dei ritmi e del metro di ogni componimento, con un felice ricorso frequente alla prosa poetica, conferisce singolare efficacia al tracciato, e mostra una personalità d’autore che si realizza in modo autonomo sia nel vasto panorama e campionario delle scelte tematiche a cui fa ricorso, sia nel controllo, anche attentamente artigianale, dello stile. Una voce, dunque, tra gli oggi circa cinquantenni, da collocare tra le più interessanti e in evidente, progressiva evoluzione.

Maurizio Cucchi





domenica 8 febbraio 2026

“Khorale per F. S. Dòdaro”, nella collana Universo Salento di Angelo Sconosciuto a cura da Francesco Aprile e pubblicata da I Quaderni del Bardo Edizioni

 Ci sono figure che attraversano il tempo restando sempre un passo avanti al presente. Francesco Saverio Dòdaro (1930-2018) è stato una di queste: poeta, teorico, scrittore e operatore culturale che ha trasformato il Salento in un laboratorio internazionale di sperimentazione verbo-visiva. A pochi anni dalla sua scomparsa, e in occasione dell’uscita della prima edizione (Ottobre 2025), arriva “Khorale per F. S. Dòdaro”, un volume monumentale curato da Francesco Aprile, edito da I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno (Collana Universo Salento a cura di Angelo Sconosciuto).

“Khorale” non è una biografia, è un atto d’amore collettivo. Il curatore Francesco Aprile ha riunito in queste pagine una vera e propria “chiamata alle arti”, raccogliendo testimonianze critiche e opere creative — sia letterarie che visive — di autori che hanno incrociato il cammino di Dòdaro. Tra le firme spiccano giganti della poesia visiva e della sperimentazione come Lamberto Pignotti, Julien Blaine, Ruggero Maggi, Fernando Miglietta, Luciano Caruso, Luc Fierens e Bartolomé Ferrando. Il volume ripercorre l’intera parabola creativa di Dòdaro: dalle prime combustioni pittoriche del 1954 (anticipando Burri) , alla fondazione del movimento di Arte Genetica nel 1976 , fino alle rivoluzionarie teorie sulla genesi del linguaggio e alle sperimentazioni della New Page.




sabato 7 febbraio 2026

La rosa di Gaza (Les Flâneurs Edizioni)


















La rosa di Gaza raccoglie le voci di dieci scrittrici palestinesi che, attraverso poesia e prose poetiche, testimoniano una vita sospesa sotto assedio. Studentesse, professioniste, madri: esistenze cresciute nell’occupazione e stravolte dalla violenza, dalla perdita, dallo sradicamento. Nei loro testi, Gaza è insieme luogo reale e spazio interiore, teatro di distruzione ma anche di resistenza. La poesia diventa gesto necessario: rifugio, atto di sopravvivenza, strumento per lasciare traccia contro il silenzio e l’oblio. Accanto alla morte e al trauma emergono anche amore, desiderio, memoria, una ostinata tensione verso il futuro. Curata da Alessandro Cannavale, Luca Crastolla e Lucia Cupertino, con illustrazioni di Fabiana Renzo, traduzioni di Nabil Bey Salameh, Angelo Cafagno, Sana Darghmouni, Aldo Nicosia, Caterina Pinto, Fatima Sai e Simone Sibilio e un’appendice di disegni di una bambina di Gaza, l’antologia si propone come spazio comune di ascolto, in cui la parola poetica torna a essere potente ed essenziale


venerdì 6 febbraio 2026

Zvanì. Indagine sulla morte di Giovanni Pascoli di Osvaldo Guerrieri (Gramma Feltrinelli)

 






















Con la sua scrittura nitida, capace di penetrare a fondo nella psicologia dei suoi personaggi, Osvaldo Guerrieri ritrae vita e morte di un grande poeta, voce unica nella letteratura europea moderna.

«Vita e morte di Giovanni Pascoli, poeta “sperimentale e maledetto”.» - il manifesto

«Il linguaggio ricco e il talento narrativo di Osvaldo Guerrieri supera i limiti della vicenda personale per mostrare l’eterno tema della fragilità umana che riguarda tutti noi.» - Silvana Mazzocchi, la Repubblica

«Guerrieri costruisce in profondità e con sottilissime analisi psicologiche.» - Giuseppe Cassieri

«Guerrieri mette da parte il santino letterario di "fiorellini e uccellini" di Myricae (1891) e dei Canti di Castelvecchio (1903) e indaga la fragilità dell'uomo.» - Crocifisso Dentello, Il Fatto Quotidiano

«Un libro che cerca di inseguire la storia di una voce, la voce che soccorre Pascoli nei molti momenti di disperazione che ha incontrato nel suo pellegrinare da un capo all'altro dell'Italia, in una solitudine struggente: questo è Zvanì. Indagine sulla morte di Giovanni Pascoli di Guerrieri.» - Jacopo Parodi, Tuttolibri


17 febbraio 1912. L’uomo sorretto da due medici, che scende per la stradina della “Bicocca”, è Giovanni Pascoli. Lascia Castelvecchio di Barga e sta per salire sul treno speciale che lo porterà a Bologna, dove lui, il poeta più amato e più popolare di quegli anni, spera di guarire dalla cirrosi epatica che gli ha sconvolto la vita. Comincia il crudele duello contro un male che la medicina non sa arrestare e che si conclude il 6 aprile, Sabato Santo, nel tripudio delle campane che annunciano la Resurrezione. Come è potuto nascere e svilupparsi questo sconvolgimento? “Ognuno di noi si prepara la propria morte,” ha scritto Leonardo Sciascia raccontando la fine di Raymond Roussel. Stando alle testimonianze dei suoi amici medici, Pascoli se la preparò senz’altro con una condotta di vita segnata dal dolore, dalle delusioni, dalla solitudine e dall’alcol. La sua esistenza è perciò una lunga rincorsa verso l’epilogo atroce. A partire dal trauma infantile dell’assassinio del padre, dalla morte precoce della madre e da quella dei fratelli maggiori, Pascoli si rifugia nei doveri del lutto, felice, quasi, di essere infelice. Ai lutti si aggiungano la povertà inaspettata, l’attività politica nelle caotiche file del socialismo romagnolo sfociata nei 107 giorni di carcere da cui il rivoluzionario esce “per sempre indignato”, la girandola dell’insegnamento prima nei licei e poi nelle università, il desiderio e il “nido” della famiglia così a lungo sognato. Nido che dura poco. Ida, la sorella più grande, si sposa e Giovanni rimane con Maria, la sorella più piccola, che lo ama possessivamente, escludendo chiunque, istericamente dolce e severa

domenica 1 febbraio 2026

Paradiso di Dana Ghetilieri ( I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

 





Il 2026 non è come ce lo aspettavamo. Dopo una misteriosa battaglia globale, Dana si risveglia in un mondo devastato, diviso tra lande desolate e una Metropoli scintillante governata dal "Cervello Supremo". In questo poema distopico in 33 canti, Dana Ghetilieri ci guida in un viaggio dantesco attraverso le macerie della civiltà moderna.
Dalle "donne-cicogna" in fuga dai contratti di maternità surrogata, ai "detransitioner" pentiti, fino agli "elettrosensibili" rifugiati nei boschi, l'autrice dipinge un affresco impietoso di una società sottomessa al controllo algoritmico e all'ossessione per l'artificiale. Tra visori per la realtà aumentata e crediti sociali, Dana cerca una verità antica: il ritorno alla Natura e alla realtà dei corpi.
Paradiso è un grido di resistenza in versi, una satira pungente contro la tecnocrazia e un inno ecofemminista alla libertà umana. Un'opera visionaria per chi non ha paura di guardare oltre il velo del "progresso" imposto.

Prefazione di Daniela Danna
In copertina un’illustrazione di Valentina Tamburrano


Epiloghi di Evaristo Seghetta Andreoli (Interno Poesia)

 In "Epiloghi", Evaristo Seghetta Andreoli ci conduce in un viaggio poetico attraverso il tempo, la memoria e la natura, intrecciando riflessioni intime e visioni universali. Il paesaggio, spesso quello della campagna umbra, diventa specchio dell'anima, spazio di meditazione e luogo di attese e rivelazioni. Le poesie, dal tono crepuscolare e a tratti elegiaco, esplorano il senso della fine - delle stagioni, degli affetti, dei giorni - senza rinunciare alla luce sottile della speranza. Con una lingua essenziale e raffinata, Seghetta Andreoli costruisce versi densi di immagini evocative: gli ulivi parlano al poeta, le librerie custodiscono messaggi in bottiglia, la città di pianura si dissolve nella nebbia del ricordo. Ogni componimento è un frammento di un più ampio resoconto esistenziale, dove il dolore dei distacchi si mescola alla bellezza della persistenza. Un libro che attraversa il tempo con grazia e malinconia, capace di toccare corde profonde in chi legge. "Epiloghi" è un invito alla contemplazione, alla riscoperta del valore delle piccole cose e alla ricerca di un senso nella dissolvenza del presente




Presentazione del libro "Verso la poesia"

 

Milano